L’ossigeno è l’ago della bilancia per ogni atleta e gli acidi grassi vengono influenzati tantissimo dal sovrallenamento e dalla ricerca di performance eccellenti. Perciò ogni atleta o soggetto orientato alla performance ha a che fare con problemi potenziali legati all’ossidazione cellulare, allo stress ossidativo e ai danni che quest’ultimo porta all’organismo, inclusi pelle e connettivo.
Spesso vediamo il volto di atleti estremi segnato da una rete di rughe e particolarmente invecchiato rispetto al resto del corpo: le spiegazioni sono tutte qui.
L’allenamento intensivo provoca stress ossidativo: ergo la produzione di radicali liberi incrementa, causando infiammazione e incapacità delle difese antiossidanti di compensare.
Il fenomeno dell’ipossia, condizione in cui si trova una cellula che non ha un adeguato apporto di ossigeno, è indotta in maniera evidente durante l’esercizio fisico intenso.
La differenza fra sport normale e performance agonistica: l’impatto a livello cellulare
Una regolare attività fisica non è pro ossidante, anzi. Essa attenua lo stress ossidativo o lo previene attraverso il rilascio di ossido di azoto –un radicale libero ad azione vasodilatatrice e anti infiammatoria- nelle cellule dell’endotelio e di enzimi antiossidanti nelle cellule muscolari (in prevalenza superossidodismutasi (SOD) e catalasi.
Invece, un’attività fisica legata alla performance massima, specie in soggetti non allenati adeguatamente o non nutriti adeguatamente, può scatenare lo squilibrio ossidativo come spiegheremo a brevissimo in termini biochimici. E a farne le spese sono gli acidi grassi, fondamentali nel determinare la plasticità delle membrane cellulari. Inoltre si pongono le basi per quel fenomeno poco simpatico che l’ischemia riperfusione.
E’ necessaria quindi un’integrazione efficace che fornisca allo stesso tempo antiossidanti ed ossigeno.

Al pari, è necessario fornire all’atleta il giusto apporto di acidi grassi essenziali, in modo tale che non si verifichi un invecchiamento precoce.
Ossigeno: cosa succede a chi insegue la performance?
Il nostro corpo è un continuo bilanciamento fra “pro” e “anti”. DI fronte a un’attività che incrementa l’attività metabolica come quella sportiva intensiva, l’attività cellulare incrementa e con essa la necessità di ossigeno. Ma, allo stesso tempo, aumentano i rischi legati alla produzione si scorie ossidanti.
Come sottolinea il prof Eugenio Luigi Iorio, uno dei massimi esperti mondiali di stress ossidativo, un’attività fisica particolarmente impegnativa – per carico di lavoro e/o per durata, quale quella aerobica – specialmente in soggetti non adeguatamente allenati, può scatenare o aggravare squilibri del bilancio ossidativo attraverso l’esaltazione del metabolismo mitocondriale, da un lato, e l’attivazione della xantina ossidasi citosolica, dall’altro.
Infatti, l’aumentata richiesta di ossigeno da parte dei muscoli può condurre a un’accentuazione (dal fisiologico 1-2%, fino al decisamente patologico 8-10%) dei fenomeni di riduzione monovalente dell’ossigeno sulle creste mitocondriali e, quindi, a una produzione incontrollata di ROS. Si tratta di un danno che riduce la catena respiratoria mitocondiale e abbassa i livelli di energia; si innesca così un circolo vizioso nel quale le ROS, prodotte in seguito ad attività fisica incongrua a livello della catena respiratoria, finiscono con il danneggiare i mitocondri stessi. A pagarne le spese sono soprattutto gli acidi grassi poli-insaturi dei fosfolipidi di membrana – che vanno incontro a fenomeni di isomerizzazione cis-trans e di perossidazione.

Acidi grassi: il primo elemento a rischio
Una dieta ipolipidica povera di acidi grassi essenziali non consentirà al giovane atleta di crescere in modo armonioso, non genererà energie sufficienti. Resiste il luogo comune che vede i grassi come nemici, ma non potrebbe esserci cosa più sbagliata.
I grassi essenziali svolgono un ruolo di supporto allo sport e al fitness, a differenza dei carboidrati, che stimolano la produzione di insulina e grasso nel corpo dell’atleta. Un mix regolare di acidi grassi essenziali (EFA) in proporzioni di 3:6:9 al giorno può: aumentare la resistenza, migliorare lo sviluppo muscolare, aumentare la produzione anaerobica totale, consentire una frequenza maggiore di allenamento senza sintomi di sovrallenamento, migliorare l’aspetto della pelle, migliorare la funzionalità cardiovascolare e molto altro ancora.
Gli acidi grassi non forniscono all’atleta e allo sportivo una rapida fonte di energia al pari dei carboidrati, ma creano una produzione energetica più equilibrata, lenta e regolare, usando i grassi nel corpo. In questo modo, riducono le riserve caloriche in eccesso, abbassando i trigliceridi nel sangue.
Inoltre, gli acidi grassi svolgono un ruolo cruciale nell’attivare e disattivare i geni deputati alla riduzione del grasso, oltre a essere fondamentali nel bilanciare la funzionalità endocrina.
Possiamo perciò dire che gli acidi grassi insieme all’ossigeno in misura adeguata, ottimizzano la performance.
Ossigeno on demand, a disposizione di ogni atleta
La moderna nutraceutica ci mette a disposizione ossigeno on demand, ovvero solo per quanto serve al corpo. CELLFOOD è un integratore alimentare multifunzionale di natura colloidale che contiene una miscela complessa di amminoacidi, enzimi e oligoelementi (in particolare selenio), ricavati da alghe della specie Lithothamnium calcareum. L’arricchimento dell’iniziale estratto marino con componenti minerali quali il solfato di deuterio conduce a una formula unica, brevettata, oggetto di molteplici ricerche universitarie e scientifiche in vitro e in vivo, che dà ossigeno all’organismo senza ossidarlo proprio perché calibra naturalmente le sue necessità.
CELLFOOD è l’’unico modulatore fisiologico potenzialmente in grado di rendere biodisponibile ossigeno on demand – ossia nella giusta quantità e al momento opportuno – ai tessuti a rischio di ipossia e, contemporaneamente, evitare che l’eventuale gas in eccesso, trasformato in ROS, generi le caratteristiche lesioni da stress ossidativo. Si chiama- e non a caso- paradosso CELLFOOD.
Fra l’altro, essendo un colloide come il sangue e la linfa, CELLFOOD ha una biodisponibilità elevatissima poiché arriva immediatamente al flusso sanguigno e un potere antiossidante oltre trenta volte il plasma umano.
Ossigeno (e di conseguenza acidi grassi) per una performance ottimale: gli studi
Migliore prestazione del miocardio, efficienza dello sforzo muscolare, incremento di eritrociti e livello di emoglobina con riduzione del lattato sierico, sono i risultati di uno studio sui maratoneti presso l’università di Pretoria.
Un altro studio su 20 atleti rileva che, alla dose di 8 gocce tre volte al giorno per 6 settimane, si è accompagnata a un abbassamento significativo della capacità ossidante plasmatica misurata attraverso il d-ROMs test, con effetti più marcati nella fascia di età compresa fra 18 e 30anni.
Le ricerche condotte presso le Università di Urbino e di Milano hanno evidenziato la capacità della formula alla base di CELLFOOD di inibire l’ossidazione del GSH e la sua deplezione negli eritrociti (di estrema rilevanza nella prevenzione dell’anemia dell’atleta). Inoltre, questo preparato ha stimolato il metabolismo aerobio e l’espressione della SOD mitocondriale in cellule endoteliale umane (Ferrero et al., 2011).
Questi studi consentono di concludere che il deutrosulfazyme®, assunto regolarmente fino a dosi quotidiane massime variabili da 24 a 36 gocce al giorno è potenzialmente in grado di mettere la macchina muscolare nelle condizioni metaboliche ottimali per sviluppare le migliori performance, senza i rischi legati all’acidosi e, quindi, allo stress ossidativo.
Per una visione completa degli studi svolti sugli atleti, consigliamo la lettura del libro: La modulazione fisiologica dell’ossigeno on demand, l’ultima sfida della nutraceutica, a cura di Eugenio Luigi Iorio e una molteplicità di medici, ricercatori, professionisti della salute.


